Cari lettori,


la Mostra del Cinema di Venezia, alla sua 82a edizione arriva in un momento "strano" per il mercato, soprattutto italiano.
Le presenze in sala nel 2025 sono sostanzialmente in pari con quelle dello scorso anno, ma l'aspettativa era quella di conseguire un risultato sicuramente più positivo.

E quanto è stato presentato agli esercenti a Barcellona e poi a Riccione ha confermato la debolezza dell'offerta nei primi mesi autunnali che poi virerà verso un finale dell’anno di grande impatto.
Per Natale ci sarà non solo il terzo "Avatar", ma in Italia anche il fenomeno "Zalone", cioè quel tipo di film nazionale capace di portare in sala anche fasce di spettatori che non sono forti consumatori di cinema sul grande schermo.

E congiuntamente l'aspettativa per il 2026 è sicuramente positiva per la continuità di prodotto che sembra profilarsi nei vari periodi dell'anno.
Ma, per ritornare ai valori economici pre-covid, il mercato delle sale ha anche la necessità che si torni a quelle windows che erano in vigore prima della pandemia.

La sala corre infatti il rischio di veder assottigliarsi soprattutto il pubblico giovane in cui la percezione del valore del grande schermo (non solo culturale, ma anche tecnico) viene oscurata dalle abitudini dell'uso sempre più massivo dello smartphone. Inoltre, se il prodotto viene immesso troppo rapidamente sui vari canali di fruizione, l'intero sistema cinema rischia grosso.

L'Europa e le sue istituzioni possono e devono fare molto di più per il nostro settore che è industriale ed al contempo culturale.
Quindi siamo fiduciosi nell'attendere una nuova stagione, ma pure vigilanti sulla definizione delle prospettive che devono dare sicurezza alla definitiva ripresa della fruizione sul grande schermo.

Paolo Protti
Presidente di MEDIA Salles


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