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C'è ancora domani" nelle sale della penisola iberica di Elisabetta Brunella I mercati della Spagna e del Portogallo rappresentano, in termini di spettatori, circa il 10% di tutta l'Europa, considerando i 37 paesi di cui MEDIA Salles rileva l'andamento. Nel 2024 La Spagna ha totalizzato 73 milioni di spettatori con un calo rispetto al 2019, l'ultimo anno prepandemico, di oltre il 30%. La situazione del Portogallo, mercato di dimensioni minori, dove infatti gli spettatori nel 2024 sono stati poco meno di 12 milioni, è però, rispetto al 2019, sensibilmente migliore. Qui la distanza da colmare è infatti di circa il 24%. La Spagna, paese di 49 milioni di abitanti, conta circa 3.600 schermi, un numero sostanzialmente stabile, se non addirittura in lieve aumento nell’ultimo decennio, mentre il Portogallo, dove vivono poco meno di 11 milioni di persone, di schermi ne ha circa 560. Se il primo territorio offre in media 74 schermi ad ogni milione di abitanti - posizionandosi all’ottavo posto nell’Europa Occidentale -, il secondo decisamente meno, cioè 53. Bisogna però tener conto che la densità demografica in Spagna è significativamente più bassa rispetto a quella portoghese (93 abitanti per km2 rispetto a 115) ed è noto che, dove la popolazione è più rada, è necessario un numero di schermi relativamente maggiore, dato che difficilmente lo spettatore è disposto, per esempio, a guidare più di una ventina di minuti per raggiungere il cinema. Del parco sale iberico si sa molto - in particolare la Spagna pubblica ogni anno un approfondito "Censo de Salas" che offre i dati di base per analizzare il rapporto tra cinema, sale e territorio -, ma che cosa vedono gli spettatori sul grande schermo? Per esempio, considerate le affinità linguistiche, culturali e storico-artistiche, potremmo immaginare che Spagnoli e Portoghesi amino il cinema italiano. Ma è proprio così? Si sa che i criteri per la definizione della nazionalità possono essere diversi, per non parlare poi della percezione degli spettatori. In questo caso, oltre alla partecipazione minoritaria italiana, hanno molto probabilmente pesato diversi fattori: il film, pur diretto da un regista americano, è la storia di un uomo italiano che ha creato un prodotto - o forse dovremmo dire un mito - che tutto il mondo riconosce come italiano. Inoltre, c’è "molta Italia" sullo schermo, dai luoghi al cast. Esattamente opposto è il caso di "Challengers": anche questa è una coproduzione solo minoritariamente italiana, che racconta peraltro una storia nient’affatto italiana, ma il fatto che sia firmata da un regista italiano che è riuscito ad imporsi a livello internazionale come un esponente del Global Art Cinema è quello che prevale nel "sentiment" del pubblico. Alle spalle di coproduzioni come "The First Omen", "Immaculate" o "Priscilla", il primo titolo "italiano da tutti i punti di vista" è "C’è ancora domani" che in Spagna ha ottenuto la quarta posizione e in Portogallo la sesta. Nella prima ventina appaiono anche - in posizioni differenti nei due paesi - film di registi italiani, seppur di generazioni diverse, che hanno acquisito una fama internazionale nel settore "art". Troviamo infatti Rohrwacher con "La chimera", Garrone con "Io capitano" e Bellocchio con "Rapito". In Portogallo il nono posto è stato conquistato da "L’ombra di Caravaggio", che in Spagna sta alla ventiquattresima posizione, un titolo che conferma l’interesse per film di fiction o documentari che si rifacciano alla storia artistica italiana. Se ci fosse bisogno di un’ulteriore prova, basterebbe dare un’occhiata alla lista delle uscite in Spagna per rendersi conto dell’importante presenza di quelli che vengono definiti "contenuti aggiuntivi". Si va da "Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione" a "Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza", da "Pompei. Eros e mito" a "Tintoretto. Un ribelle a Venezia", solo per citarne alcuni. Altrettanto interessante è notare che a distribuire queste produzioni - che vengono di solito programmate dalle sale con la modalità dell’evento e che hanno una vita decisamente più lunga dei film di fiction ("Caravaggio - l’anima e il sangue" è del 2018) - sia praticamente una sola casa. In Spagna si tratta di A Contracorriente Films, ma è questo comunque un fatto non insolito in un campo così specifico, che vive sulla fidelizzazione di sale e di pubblici. Più in generale, guardando chi distribuisce i film italiani - a meno che non si tratti di grandi coproduzioni internazionali, soprattutto se a partecipazione statunitense, delle quali si occupano grandi società come per esempio Warner per "Challengers" - si noterà che ricorrono spesso i nomi di un manipolo di distributori "specialty". In Spagna, Elastica ha i diritti per "La chimera" e "Queer", Bteam per "C’è ancora domani", "Parthenope" e "Et la fête continue", Caramel Films per "Io capitano" e "Il sol dell’avvenire". Lo si vede anche negli anni: in Spagna Caramel Films aveva distribuito "Caro diario", in Portogallo Cinemundo ha distribuito non solo i tre film italiani saliti sul podio nel 2024, ma anche "Bones and all", secondo nel 2022. Risi Film ha distribuito nel 2024 il film diretto dalla Cortellesi, ma nel 2023 aveva "Ennio", giunto terzo, e nel 2020 "La strada", ugualmente in terza posizione. E questo ci porta a dire che i classici made in Italy sono un sempreverde in più mercati, ma in modo particolare in Portogallo dove nel 2024 troviamo "Il gattopardo" e "Nuovo Cinema Paradiso", "Ladri di biciclette" e "Miracolo a Milano", "Mamma Roma" e "Otto e mezzo" … La Regione Iberica sembrerebbe dunque mostrare un interesse a tutto tondo per il cinema "made in Italy". Tutto bene, quindi? Sì e no, visto che i dati sulle presenze - ove disponibili - mostrano, almeno per i film che non possano contare su partner di produzione e di distribuzione a taglia mondiale, un posizionamento sostanzialmente di nicchia. Questa è una versione aggiornata dell’articolo pubblicato nello speciale Venezia di Cinema & Video Int'l, media partner di MEDIA Salles. |