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Le sale green di Amburgo Con quasi due milioni di abitanti, Amburgo è la seconda città della Germania ed anche il secondo mercato cinematografico, dopo Berlino e prima di Monaco di Baviera. Alla fine del 2024 contava un’ottantina di schermi, ma il 2025 ha visto l’apertura del Kinopolis HafenCity, complesso di dieci sale situato in un’area in pieno sviluppo a cui questo numero del DGT dedica un approfondito articolo. Sul versante della sostenibilità, vecchio e nuovo ad Amburgo sembrano andare d’accordo. Se il Kinopolis HafenCity è stato progettato in sintonia con le politiche verdi del gruppo a cui appartiene e del quartiere in cui è sorto, non mancano sale indipendenti e di tradizione che offrono una vasta gamma di esperienze orientate alla riduzione dell’impatto ambientale. Un tour in questi cinema fornisce molti spunti che possono essere adottati anche altrove, in strutture già esistenti. Il giro inizia da uno dei più antichi cinema di Amburgo: l’Elbe Filmtheater, situato nel quartiere di Osdorf. Questa monosala con 224 posti ha recentemente installato un proiettore laser 4K che consente una significativa riduzione del consumo di elettricità, che genera un risparmio energetico stimato intorno al 30%, fattore che produce un positivo effetto sul clima, ma allo stesso tempo sui costi di gestione. La sala ha calcolato di riuscire a ridurre di oltre duemila euro la bolletta dell'elettricità. Sempre nel campo del risparmio energetico, si colloca l’intervento promosso dall'Alabama Kino, una monosala con 156 posti che sorge in un luogo molto particolare di Amburgo come il Kampnagel. Questo centro culturale è nato dalla trasformazione di una vecchia area industriale, dedicata soprattutto alla costruzione di gru per le attività portuali, che una volta dismessa rischiava di essere demolita. Dalle ceneri generate dal declino industriale è invece sorta nel 1982 una prima attività imperniata sul teatro che, nei successivi decenni, si è continuamente sviluppata fino a diventare un dinamico centro votato a varie forme artistiche contemporanee: il teatro innanzitutto, ma anche la danza e le arti figurative. In questo contesto il “vecchio” cinema, che era stato riaperto nel 2001 dopo una profonda ristrutturazione, è stato recentemente rinnovato con un intervento che tra il resto ha visto la sostituzione dell’impianto di illuminazione con luci led. Diversa, anche se ugualmente rivolta alla riduzione dei consumi e dei costi energetici, è la misura adottata dal 3001 Kino, una sala cinematografica di 91 posti dotata di una copertura verde che consente sia una regolazione naturale della temperatura all'interno dell’edificio sia un buon isolamento acustico. Questo tetto inoltre permette la raccolta dell'acqua piovana. Una copertura vegetale caratterizza anche il B-Movie Kulturinitiative auf St. Pauli, un cinema attivo dal 1987. La sala, gestita da un'organizzazione non-profit, ha pure adottato un sistema di riciclo del calore prodotto dal proiettore che viene utilizzato per riscaldare l'archivio che si trova sotto il cinema. La successiva tappa del tour amburghese ci porta allo Zeise Kino, un complesso di tre schermi per un totale di 523 posti che punta soprattutto sull’offerta di prodotti a chilometro zero per il suo bar. Spicca in particolare una birra bio prodotta localmente che viene venduta in bottiglie di vetro dietro pagamento di una cauzione, cosa che assicura un alto tasso di ritorno e di riuso dei contenitori. Ugualmente il cinema punta sull’uso di stoviglie riutilizzabili. L'obiettivo è quello di ridurre la quantità dei rifiuti, come fa anche il Savoy Filmtheater, una monosala piuttosto capiente che offre infatti 327 posti. Il suo sistema di suddivisione dei rifiuti è molto strutturato e include la raccolta dei contenitori che possono essere riutilizzati. Così la quantità di rifiuti prodotti in una settimana non raggiunge nemmeno i 50 chili. La lezione di Amburgo ci mostra dunque che è possibile ridurre l'impronta delle sale sull'ambiente agendo in modi diversi. Questi devono essere studiati a seconda delle caratteristiche del cinema, per esempio se si tratti di una costruzione nuova o di un edificio di tradizione che, piuttosto che sugli interventi strutturali, deve semmai puntare a facilitare comportamenti virtuosi soprattutto da parte della clientela che frequenta il cinema e i suoi servizi di ristorazione. Le esperienze amburghesi ci dicono anche che in molti casi è stato fondamentale l'intervento pubblico, che ha per esempio finanziato l’installazione dell'illuminazione a led dell’Alabama Kino. Uno strumento assai utilizzato è lo Zukunftskino Programm, una misura promossa a livello federale tedesco che ha l’obiettivo – potremmo dire – di dare un futuro ai cinema e che è stata introdotta in particolare per sostenere la ripresa dell’esercizio cinematografico dopo lo shock della pandemia. E che ha tra i suoi fini la maggiore compatibilità tra la sala e l’ambiente. Questo testo riprende l’articolo già pubblicato nel numero di novembre-dicembre di Cinema & Video Int'l, media partner di MEDIA Salles, e si basa sulla mappatura delle sale “green” di Amburgo presentata nel DGT online informer n. 244.
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