Il cinema in Europa nel 2025: più ombre che luci
di Elisabetta Brunella

Sono stati 507,9 gli spettatori che nell’anno appena trascorso hanno varcato la soglia di un cinema nei cinque principali mercati europei. Tuttavia anche stavolta i dati di ogni singolo territorio – seppur ancora provvisori - ci mostrano un andamento non uniforme: se complessivamente, nei 27 paesi di cui MEDIA Salles ha rilevato l’andamento, i biglietti venduti calano di circa il 5%, non manca chi – in un 2025 generalmente piuttosto difficile – calcola una tenuta o addirittura un incremento di spettatori rispetto al 2024.

È il caso della Germania dove, in controtendenza rispetto a Francia, Regno Unito, Spagna ed Italia, si è registrato un aumento del 2%, che ha portato il numero degli spettatori tedeschi a sfiorare i 92 milioni. La distanza rispetto al 2019, l’ultimo anno prima della pandemia, si attesta intorno al 22%, mentre la frequenza pro capite è dell’1,10.

Il mercato francese si conferma il primo in termini di frequenza (2,28 biglietti annui per abitante), ma conosce nel 2025 un netto arretramento, passando da oltre 181 milioni di spettatori a poco meno di 157, con un calo del 13,6%. Di conseguenza la distanza da colmare rispetto al 2019, che per la Francia era stato un anno dal risultato particolarmente positivo, sale a oltre il 26%.

Perde terreno anche la Spagna dove i dati provvisori parlano di 65 milioni di spettatori, con un decremento di circa l’11% rispetto al 2024 e di oltre il 38% nei confronti del 2019. Di conseguenza la frequenza pro capite viene a collocarsi intorno all’1,32.

Per Italia e Regno Unito l’anno appena trascorso si è chiuso con limature decisamente più contenute: nel Bel Paese i biglietti venduti ammontano, secondo Cinetel, a circa 68,4 milioni, con un arretramento di circa il 2%, mentre oltre la Manica si è registrata una sostanziale tenuta del mercato, passato da 126,5 milioni di spettatori a 125,9 (-0,5%). Questi risultati si traducono in una distanza dai livelli del 2019 del 28,5% per l’Italia e del 30% per il Regno Unito ed in una frequenza pro capite rispettivamente dell’1,16 e dell’1,81.

Il resto dell’Europa

Luci, ma soprattutto ombre, anche negli altri paesi europei – in totale ventidue – che hanno comunicato i risultati del 2025.

Nell’ambito della stessa regione – come per esempio la Scandinavia, che totalizza 34,7 milioni di biglietti venduti contenendo il decremento entro l’1,2% – si registrano andamenti contrastanti: se la Norvegia cresce del 2,5% e la Danimarca addirittura del 4,5%, Svezia e Finlandia chiudono l’anno col segno meno (rispettivamente -5,6% e -7,2%).

L’Austria vanta il più lusinghiero aumento di spettatori in termini percentuali (+8,1%), mentre la vicina Svizzera vede il suo pubblico diminuire dell’8,2%.

Nella Penisola Balcanica la Grecia avanza del 2,3%, la Bulgaria invece arretra del 10,5% e la Serbia addirittura del 17,1%.

Cali consistenti si registrano anche in Turchia (-16,5%), in Irlanda (-9,5%) e in Portogallo (-8,2%), dove gli osservatori parlano di una crisi ormai strutturale, mentre decrementi più contenuti caratterizzano la Repubblica Slovacca (-5,7%), la Slovenia (-4,7%), la Repubblica Ceca (-3,3%), l’Estonia (-3,2%), l’Ungheria (-2,4%) e i Paesi Bassi (-2,3%).

Note positive vengono da un ampio mercato come quello polacco che, crescendo del 3,7%, supera i 51 milioni di spettatori, così come dalla Croazia (3,6%) e dalla Lettonia (3,3%). Una situazione particolare è quella della Georgia che, pur perdendo il 2,5% degli spettatori, si mantiene per il terzo anno consecutivo a livelli superiori a quelli del 2019, unico territorio tra quelli qui considerati ad aver raggiunto questo traguardo

Un anno di commedie dall’appeal popolare

Il 2025 ha visto l’uscita di “Das Kanu des Manitu”, che è stato scelto da oltre cinque milioni di spettatori e ha guadagnato il titolo di campione d’incassi in Germania sulla scia di “Der Schuh des Manitu”, la fortunatissima commedia che nel 2001 aveva ottenuto uno strepitoso successo nei mercati di lingua tedesca.

Al genere della commedia – forse poco adatto all’esportazione, ma di grande successo in patria – sono da ascrivere non solo “Buen camino”, un altro trionfo per Checco Zalone che ha di nuovo raggiunto la vetta del botteghino italiano, ma anche i sequel che hanno conquistato il pubblico in Spagna e Francia.

In entrambi i casi arrivati all’edizione numero 5, “Padre no hay más que uno” e “God save the Tuche” sono stati i film nazionali più visti nei loro paesi di produzione, collocandosi rispettivamente quinto e sesto nella classifica assoluta per presenze.

Non è una commedia, ma val bene una citazione, il titolo più visto nel 2025 in Danimarca: si tratta del terzo episodio della serie “Ternet Ninja”, film danese d’animazione per adulti.

Ancora una volta, dunque, le produzioni nazionali di richiamo popolare hanno giocato un ruolo fondamentale per l’economia del settore, sia contribuendo a contenere gli effetti della disaffezione verso il grande schermo sia incrementando la frequenza in sala.

Questa è una versione aggiornata dell’articolo pubblicato nello speciale Berlinale di Cinema & Video Int'l, media partner di MEDIA Salles.


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