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Italia: quali riflessioni sui dati del botteghino 2025?
di Tina Bianchi
La conferenza stampa che Cinetel tiene all’inizio di ogni anno è sempre un momento molto atteso dalla cinema community italiana ed è stato così anche per il 2026, benché il tratto distintivo del 2025 fosse già noto: “Buen Camino”, la commedia di cui Checco Zalone è mattatore, è stato il respiro di sollievo in un periodo in cui la debolezza del cinema internazionale ha inciso sugli incassi e sulle presenze, aprendo altresì prospettive favorevoli per i mesi a seguire, che si sono finora effettivamente confermate.
In sintesi, le presenze del 2025 si sono attestate a 68.361.056, con un leggero calo rispetto all’anno precedente (-2%), compensato da un lieve aumento del box office (+0,5%), che ha raggiunto quota 496.552.723 euro, per effetto di una contenuta crescita del prezzo medio del biglietto.
La flessione del cinema nordamericano, che resta comunque il più rappresentato nel bel paese, è manifesta: i film made in USA in Italia nel 2025 hanno ottenuto incassi pari a 201,5 milioni di euro, con un calo del 24,7% rispetto al 2024. La loro quota di mercato si è collocata al 40,6%.
Analogamente, le presenze, che ammontano a 27,0 milioni, sono scese del 25,9%, raggiungendo una quota di mercato del 39,4%. In termini assoluti, i film di Hollywood, a confronto con l’anno precedente, hanno perso 9,4 milioni di spettatori.
Per completezza di informazione, bisogna aggiungere che la performance negativa del cinema statunitense è stata in parte compensata dalla crescita del cinema britannico sotto la cui nazionalità rientrano diversi titoli in coproduzione tra i due paesi.
Le crepe dell’impero a stelle e strisce, come indicato da molti analisti geopolitici, ha anche una sua evidenza a Hollywood: un’attenta analisi di fenomeni come gli scioperi degli sceneggiatori, le continue fusioni e acquisizioni, il crescente peso degli streamer nell’evoluzione produttiva degli Studios, parrebbe segnalare il rischio di una crisi creativa degli Stati Uniti e un’inferiore capacità di fornire vere novità, al cui posto ci sarebbe lo sfruttamento di IP esistenti, quindi un continuo scavare nell’immenso patrimonio delle library e property, che è in sostanza il modello dell’attuale AI.
Verrebbe quindi da chiedersi perché avere paura dell’AI quando, in fondo, un metodo simile è già adottato nella realtà delle più recenti produzioni industriali hollywoodiane.
Anche senza questo tipo di analisi, esercenti e spettatori sono consapevoli del trend di titoli simili a sé stessi che provengono da Oltreoceano: le produzioni Marvel e DC, i biopic che si ripetono uguali sperando di raccogliere al cinema i fan di cantanti e gruppi rock, i live action di cartoon di successo, i sequel, i prequel, gli spin-off etc.
Il 2025 in Italia ha registrato, quindi, una sostanziale tenuta grazie alla produzione nazionale che ha raggiunto una quota del 32,7% degli incassi e il 33,3% delle presenze, ovvero oltre 162,4 milioni di euro d’incasso e 22,7 milioni di biglietti venduti.
È utile anche analizzare la quantità di prodotti distribuiti in sala: sono stati 1.002 i nuovi titoli di prima programmazione (61 titoli in più rispetto al 2024), di cui 462 di produzione o co-produzione italiana (+29 rispetto al 2024) per una quota del 46,1% sul totale dei titoli. Hanno raccolto al box office 162.433.176 euro (+33,7% rispetto al 2024) per un numero di presenze pari a 22.780.815 (+27,2% rispetto all’anno precedente).
Se si escludono i 317 documentari, dei 685 nuovi titoli, 322 (98 italiani e 224 internazionali) hanno avuto una distribuzione in più di 50 cinema (il 47% rispetto al 46,5% del 2024). Gli altri 217 titoli internazionali e 146 italiani sono stati distribuiti in meno di 50 cinema.
È qui evidente il grande numero di film che arriva in programmazione, ma anche l’estrema difficoltà a raggiungere una vasta distribuzione. Di conseguenza, anche la ripartizione dell’incasso mostra che l’81,5% del totale del box office è fatto da 96 titoli, ovvero meno del 10% dei titoli programmati.
Quindi nulla di nuovo?
Se lo schema generale dei dati non lascia spazio a grandi novità alcuni punti dell’analisi Cinetel meriterebbero attenzione:
l’eccessivo numero di produzioni che arrivano sugli schermi crea affollamento nella programmazione che genera verso il pubblico la sensazione che c’è così tanto da vedere che forse non c'è nulla di così importante da vedere. Pochi titoli suscitano la cosiddetta FOMO, tanto da indurre gli spettatori a recarsi al cinema per non perdere quell’uscita. La strategia di comunicazione della maggior parte dei film punta sui soliti meccanismi: la star che traina il suo pubblico, l’ennesima opera del noto regista, il conseguimento di un premio o l’affermazione a un festival. Sono rare “Le città di pianura” che senza nomi di grido portano al cinema tanti spettatori.
A livello di sistema è chiaro che c’è uno squilibrio: le produzioni sfornano film senza nessun confronto con il mercato (le risorse non sono investimenti, ma finanziamenti), le distribuzioni e l’esercizio invece devono affrontare un mercato che si è ristretto, mentre i costi della promozione sono aumentati (eventi e marketing digitale, ormai imprescindibili, aumentano il costo del P&A);
l’incidenza dei giorni della settimana sugli incassi e sulle presenze vede una crescita del peso del lunedì e un calo di martedì, mercoledì e giovedì, probabilmente per la concorrenza del calcio o per qualche cambio delle abitudini degli spettatori. Il week end ha ovviamente maggiore incidenza, con un aumento del peso del venerdì;
fra i primi dieci titoli dell’anno, i quattro italiani, considerati del punto di vista del genere, sono tre commedie e un dramma. Due, “FolleMente” e “Diamanti”, sono sorretti da un cast numeroso che riunisce i nomi più noti al grande pubblico, gli altri due titoli non solo sono costruiti ciascuno intorno alla figura di un comico particolarmente amato dagli spettatori italiani, ma sono anche diretti dallo stesso regista, Gennaro Nunziante: si tratta di “Buen Camino”, con Checco Zalone e “Io sono la fine del mondo”, con Angelo Duro. Questi due titoli presentano molti elementi in comune, oltre alla regia, come per esempio il riferimento a una community, modalità di comunicazione simili che rifuggono dai soliti meccanismi di promozione (ospitate, interviste fotocopia a tappeto etc). Film e la comunicazione si basano principalmente sull’attore personaggio, si rivolgono a un pubblico vasto, puntando su un effetto di personalizzazione molto forte;
infine, per quanto riguarda la composizione del pubblico, è interessante notare che, a fronte della diminuzione complessiva del 2% degli ingressi, da circa 69,7 milioni del 2024 a 68,4 del 2025, il calo del pubblico femminile è maggiore rispetto a quello del pubblico maschile. Inoltre, analizzando gli spettatori per fasce d’età, il segmento che risulta in crescita rispetto al triennio prepandemico è quello compreso tra i 15 e i 24 anni, a fronte di cali che investono, seppur in misura diversa, tutte le altre età, soprattutto quella dai 60 anni in poi. Ne risulta che, mentre nel triennio 2017-2019 gli spettatori tra i 35 e i 49 anni erano i più numerosi, seguiti proprio dagli over 60, nel 2025 il primo posto è andato ai giovani tra i 15 e i 24 anni, ovvero la parte centrale della generazione Z.
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