In un piccolo cinema, film di tutto il mondo e di tutti i tempi Chiamata Yafo in ebraico, Yafa in arabo, Giaffa è una città israeliana che fa ormai parte integrante di Tel Aviv, di cui costituisce un sobborgo nella parte meridionale. Posizionata su un promontorio da cui si apre una magnifica sul Mediterraneo, vanta una lunga storia che inizia già nell’età del bronzo. Del suo passato si trovano tracce in testi dell’antico Egitto e nelle storie della Bibbia dove si narra che, al suo vivace e importantissimo porto, arrivarono i cedri dal Libano usati per costruire il tempio di Salomone. A Giaffa si arriva con una bella passeggiata a piedi sul lungomare che la unisce alla grande città, ma qui ci si sente in un altro mondo: il 37% della popolazione è araba palestinese e la vita è scandita da tempi più lunghi, direi meno occidentali. Stesso lungomare, stessa spiaggia, ma tutto appare diverso: Tel Aviv è più vicina a New York come stile di vita, qui invece siamo in pieno Medio Oriente. Il cinema in cui mi imbatto a Giaffa, poco lontano dal mare, è il Jaffa Cinema, Marzouk and Azar street 14. È una vecchia casa della Palestina, coi rampicanti sulle pareti esterne e con un bel giardino sul retro, dove sono stati messi dei tavolini sotto una pergola di fiori e alcuni ombrelloni. Grandi fioriere ospitano un orto cittadino con enormi piante di fagioli che si arrampicano intorno alle canne che le sostengono. Qui c’è il caffè che è parte integrante della sala cinematografica la cui entrata è sull’altro lato, sulla strada. La caffetteria apre alle 18 ogni giorno con le Happy Hours e, insieme al cinema, non chiude i battenti fino a mezzanotte. La programmazione cinematografica, che offre in media due titoli diversi ogni giorno, si interrompe il venerdì perché qui l’aria e le tradizioni sono arabe musulmane, ma questo non vuol dire che non si proiettino film provenienti da tutto il mondo. All’interno, la sala cinematografica sembra quasi un proseguimento della caffetteria, con i tavolini che paiono sfiorare le poltroncine del cinema, tanto che si potrebbe stare al tavolo e vedere il film in un’atmosfera intima e familiare. Quasi come a casa - verrebbe da dire - ma con uno schermo ben più grande. I posti sono una cinquantina, le poltrone in velluto hanno un’aria démodée, ma sono comode, la programmazione è tutt’altro che banale: un mix di film del patrimonio mondiale, capolavori di altri tempi, che provengono da Americhe, Europa, Asia, e naturalmente cinematografia palestinese e israeliana. Non mancano film in prima visione, accuratamente selezionati, che fanno di questa sala il riferimento per il cinema d’essai e il punto di incontro per appassionati della settima arte, anche grazie ai numerosi eventi a cui partecipano registi e altri membri della comunità creativa. Mentre scriviamo questo articolo, il cartellone spazia da “Una battaglia dopo l’altra”, trionfatore agli Oscar, a “Sinners”, dal giapponese “Rashomon” all’iraniano “Il sapore della ciliegia”, per arrivare al cinema israeliano degli ultimi decenni. La selezione include “Valzer con Bashir”, con cui nel 2008 Ari Folman osò toccare uno dei nervi scoperti nella storia del suo paese come il massacro di Sabra e Chatila, nonché “Some notes on the current situation”, la tragicommedia con cui il regista Eran Kolirin ha portato all’ultimo Festival di Locarno il suo sguardo surreale sulla società israeliana stravolta dal 7 ottobre. La politica di prezzi praticata dal Jaffa Cinema punta molto sugli abbonamenti che riducono significativamente il prezzo del biglietto (che - singolo - costerebbe tra i 12 e i 14 euro) per gli spettatori fedeli, che possono avere sei ingressi per circa 50 euro, ed in particolare per studenti e pensionati che arrivano a pagare poco più di 7 euro. Nell’intento di creare e mantenere, intorno al grande schermo, una comunità di spettatori nutrita dal desiderio di conoscere il cinema di qualità di tutti i tempi e di tutto il mondo.
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