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Per la regia precisa e calibrata e per il ritratto profondamente compassionevole di una donna che affronta il dolore, il lavoro e la tragedia, rendiamo omaggio a KIKA. La regia di Alexe Poukine si rifiuta di dare un’interpretazione sentimentale o feticista del lavoro sessuale, ponendo il pubblico al fianco di Kika piuttosto che al di fuori della storia come voyeur, e tracciando il percorso che la protagonista compie da assistente sociale a lavoratrice del sesso con chiarezza e credibilità. Il film osserva, con raro tatto, la solidarietà tra donne e il modo in cui connessione, comprensione, accettazione e vulnerabilità emergono nell'oscurità sociale quando le reti formali vengono meno. Il fatto che Kika abbia avuto una formazione come assistente sociale rende ancora più drammatico e paradossale l’abbandono da parte delle strutture che dovrebbero proteggerla. Sorretto da una straordinaria interpretazione della protagonista e da un attento lavoro di ripresa, il film suscita sentimenti di intimità e fiducia, grazie a una regia che padroneggia sia il registro emotivo sia quello visivo. |